DICHIARAZIONE DELL’ASSESSORE ALL’AGRICOLTURA, CACCIA E PESCA DELLA REGIONE LAZIO, CARLO HAUSMANN

DICHIARAZIONE DELL’ASSESSORE ALL’AGRICOLTURA, CACCIA E PESCA DELLA REGIONE LAZIO, CARLO HAUSMANN

“La Regione Lazio dedica molto spazio all’innovazione nel settore agroalimentare. Questo aspetto è anche al centro di tutto il Programma di Sviluppo Rurale della Regione. Siamo rimasti molto sorpresi dalla grande risposta ai nostri bandi sugli investimenti aziendali, una dimensione che ha più che raddoppiato la nostra capacità di investimento. Molte di queste candidature sono caratterizzate da aspetti innovativi nella genetica, nelle tecniche di coltivazione e di allevamento, nella progettazione di nuovi prodotti e anche nell’innovazione nella fase di commercializzazione. E’ molto importante per gli imprenditori, e per tutto il sistema, conoscere quali sono i percorsi di successo in questa innovazione. Tutto questo è affrontato nella giornata a tema nell’ambito dell’edizione 2017 di Agralia, che si rivolge non solo a chi è presente in fiera ma a tutto il sistema produttivo”.

Lettera ai Contadini

Cari contadini della mia terra e di tutte le terre, vi ricordate quel giorno? È stato un bel giorno quel giorno in cui abbiamo capito che se ci volevamo riscattare sul serio dal disprezzo del mondo e dalla schiavitù delle zolle, questo riscatto doveva essere pagato con il nostro sudore e il nostro sacrificio. Io sono andato a scuola a piedi tra il vento e la pioggia, per impervi sentieri, con lunghi cammini, voi siete andati all’estero indifesi e soli tra gente sconosciuta; avete dormito nelle baracche e avete fatto i lavori più umili e nei momenti di riposo vi siete preparati i pasti e lavati la biancheria o avete scritto alle famiglie lontane e avete desiderato avere accanto la moglie e i figli.

Voi con l’emigrazione e io con i libri abbiamo raggiunto lo stesso scopo.

Con i risparmi che avete fatto, vi siete costruiti le case in città o nei pressi di strade frequentate e avete aperto botteghe e trattorie, dopo anni di servizio in ristoranti e negozi stranieri; o, dopo anni di apprendistato, siete entrati nelle fabbriche come operai specializzati. Avete viaggiato e accumulato tante esperienze e mentre prima pensavate che la vita consistesse solo nei doveri, da anni ormai conoscete dove arrivano i vostri diritti. I nostri figli, diversamente da noi, non sono cresciuti dietro gli animali e non hanno imparato solo la fatica. Occorreva andarsene dai campi per non essere più contadini. Noi ce ne siamo andati, rompendo gli schemi di un ordinamento sociale che durava da millenni. E’ stata una rivoluzione totale la nostra e l’abbiamo fatta senza barricate, senza sangue e senza bandiere.

In ogni epoca, presso ogni popolo, nessun padre, potendo scegliere tra i mestieri, ha consigliato al proprio figlio di fare il contadino, nessun figlio, anche se appartenente agli strati più poveri, un bel mattino si è alzato ed è corso ad annunciare ai genitori e agli amici la sua vocazione di arare i campi. Il contadino è l’unico mestiere che, costretti, hanno continuato a fare i figli dei contadini.

Da anni, da sempre, gli altri ci hanno considerati fuori dal mondo civile. Ogni tanto sono venuti a osservare il nostro comportamento e a studiarci come se fossimo scimmie e pappagalli, sono venuti superbi o pietosi in mezzo a noi, ci hanno interrogati e hanno assistito curiosi o divertiti alla nostra lealtà, hanno goduto delle nostre reazioni e se ne sono andati, contenti di non essere come noi. La nostra fede l’hanno chiamata superstizione, la nostra pensosità intontimento; il nostro amore passione selvaggia, la nostra energia forza bruta, la nostra semplicità nient’altro che ignoranza.

La nostra, poi, non è stata ritenuta cultura, ma folclore e a nulla sono valsi i nostri innesti, i tralci disposti con simmetria, i solchi diritti, le mete di paglia e di fieno con pendenza perfetta, le decorazioni dei carri e degli aratri, le serenate che abbiamo composto per l’amata e cantato sui colli, le ninne nanne con cui abbiamo acquietato i bambini del mondo, le canzoni con cui abbiamo accompagnato i nostri lavori e i nostri pellegrinaggi. Allo stesso modo, non è stata data alcuna importanza al nostro rispetto nei confronti della terra madre. Infatti, finché noi siamo stati custodi del territorio, rari o rarissimi sono stati gli smottamenti e le frane, rare o rarissime sono state le alluvioni, perché piantavamo alberi che con le loro radici trattenevano il terreno che tendeva a scivolare, perché ogni rettangolo o quadrato di terra era delimitato da fossi che ogni anno venivano rifatti o puliti e non permettevano il ristagnare neppure a una goccia d’acqua.

Solo quando abbiamo fatto del male, ci hanno reputato consapevolmente cattivi, razionalmente spietati: per il resto, ci siamo comportati con istinto e senza gusto e siamo stati come animali che si accoppiano mangiano bevono e lavorano, ripetendo gesti e azioni di cui non si rendono conto. Tuttavia, nei periodi di decadenza ci hanno considerati come la loro riserva umana e come uccelli rapaci sono venuti a cercare e a prendere da noi quei sentimenti originari che per smodatezza o ambizione avevano perduti. Si sono appropriati così dei nostri usi, delle nostre parole, dei nostri riti, dei nostri balli, delle nostre cassepanche; hanno attraversato in lungo e in largo le campagne alla ricerca dei nostri cibi genuini e del nostro modo di prepararli: e tutte queste cose quando erano presso di noi le hanno schifate presso di loro invece, sono diventate belle, hanno acquistato prestigio e hanno dato al loro animo una verniciatura di sensibilità.

Cari contadini, da anni, da sempre tra capo e collo ci stava una tradizione che era disprezzo. Sugli autobus, sui treni si sono seduti a forza accanto a noi. “Ecco, questo è un contadino” diceva tra se’ il truffatore e si preparava a intrappolarci. “Ecco, questo è un contadino” pensava il medico e ci trovava malattie lunghissime. Se ci trovavamo in città, quelli che ci vedevano passare ci additavano ai loro figli: “Guardate, sono quelli i cafoni”. Se una donna andava vestita male o alla buona la rimproveravano: “Sembri una contadina”. Quando un bambino mangiava la mela o il pane, tagliandoli a pezzi con il coltello, i presenti lo aggredivano: “Non così, così mangiano i contadini”. Ogni ragazzo che andava male a scuola o non voleva imparare un mestiere, i genitori lo minacciavano: “Zapperai la terra!”. Quando un giovanotto faceva l’imbecille o il maleducato con una ragazza, quando uno entrava col cappello in testa o usciva lasciando la porta aperta, quando uno beveva e si asciugava bocca con la manica, gli dicevano o pensavano di dirgli: “Villano!”, attribuendo così a noi ogni loro indecenza.

A chi aveva uno schizzo di fango o una macchia qualunque sul vestito o sulle scarpe si chiedeva con disgusto: “Da dove vieni, dalla campagna?”, e poiché i luoghi ritenuti colpevoli di sporco erano i nostri, noi, quando uscivamo da essi, ci rimboccavamo i calzoni, esponendo nudi gli stinchi alle spine, attraversavamo scalzi i rivi,camminavamo scalzi sui sassi appuntiti e solo prima di entrare in paese ci mettevamo le calze e le scarpe.

Ora che la civiltà contadina non c’è più, ai giovani che vivono nelle comodità, ai giovani che sono diplomati o laureati, ai giovani che conoscono ogni segreto dei telefonini e dei computer diciamo di provare a entrare nel mondo che noi abbiamo lasciato. Coltivare i campi per loro non sarà una condanna, ma una libera scelta; non solo, ma nessuno può sapere quali orizzonti gli potrà aprire davanti il contatto vero con la natura. Essi, poi, useranno le macchine e non saranno chiamati contadini, ma tecnici o industriali della terra.

ALESSANDRO PETRUCCELLI

COMUNICATO STAMPA

COMUNICATO STAMPA

Saranno gli assessori regionali all’ambiente Mauro Buschini e all’agricoltura Carlo Hausmann, oltre al Presidente della Camera di Commercio di Frosinone Marcello Pigliacelli ed al Direttore regionale di Coldiretti Aldo Mattia ad inaugurare venerdì 10 marzo alle ore 10.30 la seconda edizione di Agralia , Fiera Nazionale dell’ Agricoltura e all’Ambiente che si terrà nel polo fieristico di Sora dal 10 al 12 marzo prossimo.

E’ prevista, inoltre, la partecipazione di numerose autorità Istituzionali, civili e militari, a testimonianza dell’attenzione e dell’interesse che Agralia ha saputo suscitare fin dalla sua prima edizione che si è conclusa con una alta partecipazione di pubblico e di operatori.

Questa seconda edizione, dedicata alla meccanizzazione delle imprese agricole, si articola su vari livelli. Oltre all’ormai tradizionale salone dei Prodotti Tipici e Tradizionali, con aziende provenienti da tutto il centro sud, c’è da registrare l’iniziativa dedicata ai florovivaisti denominata” Giardini di Marzo”, e quella dedicata agli studenti di ogni ordine e grado “La natura entra in cartella” campagna per la promozione agricola e la cultura alimentare.

Non mancheranno iniziative di carattere dimostrativo come la mungitura e la trasformazione del latte. Di notevole interesse, per grandi e piccini il padiglione dedicato agli animali, con la fattoria didattica e la mostra di bovini, cavalli, asini, animali da cortile, etc.

La presentazione di vini laziali, dal cesanese al cabernet, caratterizzerà invece una serie di degustazioni guidate per gli appassionati dell’enologia e del buon bere.

Le nuove tecnologie e l’agricoltura di precisione saranno, invece il tema centrale dei workshop che il CREA, l’Ente di Ricerca del Ministero delle Politiche agricole, metterà in campo unitamente alla presentazione di alcuni prototipi di macchine innovative per l’agricoltura e l’alimentazione.

Scontata la presenza di trattori e macchine e strumenti per l’agricoltura oltre ad Amico Fuoco settore dedicato al riscaldamento e condizionamento.

Agralia si presenta quindi, fin dalla sua seconda edizione, come punto di riferimento imprescindibile per gli operatori del settore, per le nuove generazioni e per il grande pubblico con l’obiettivo di essere punto di riferimento, nei prossimi anni, per la promozione e la crescita del comparto agricolo e per lo sviluppo dell’occupazione in un settore che mostra grande dinamismo e creatività.